INCONTRI D'AUTORE #9 | Mario Calabresi a Portici di Carta 2019

La 13esima edizione di Portici di Carta si è conclusa domenica 6 ottobre con l'incontro più atteso: la presentazione del libro La mattina dopo, ultimo lavoro di Mario Calabresi.
L'oratorio San Filippo Neri, sede dell'evento, era stracolmo. Una fiumana di persone, compreso me, in coda sul piccolo piazzale che attendeva già dalle 16:30, e l'appuntamento era alle 18:00.
Sul palco con lui c'era Federica Furino, figlia dell'ex centrocampista delle Juventus (classe 1946), giornalista.
Una lunga chiacchierata per approfondire quali sono le reazioni di una persona 'il giorno dopo' ad una grave perdita o ad un grande dolore. Per anni, Mario Calabresi ha accarezzato questo pensiero di fronte alle giravolte del destino, chiedendosi se ci fosse una ricetta per affrontare il momento in cui ti svegli e realizzi che nulla sarà più come prima. E' il momento degli Aulin, il tempo in cui non serve a nulla fingere, anche se per un po' si può recitare. Tenta così di raccontarlo non dal punto di vista scientifico ma umano ed emotivo, con un libro che raccoglie testimonianze di alcuni suoi intervistati in giro per l'Italia e l'Europa. Uomini e donne coraggiosi che hanno deciso di mettersi a nudo e di far conoscere la propria storia anzichè farsi piccoli piccoli giudicando quella degli altri.
L'idea è nata dall'esperienza diretta di Mauro che ha vissuto più di una volta 'la mattina dopo'. Prima 'silurato' da La Stampa, dove ha prestato i suoi servizi come direttore dal 2009 al 2015, e poi da Repubblica, direttore dal 2016 al 2019. Rivive insieme a noi il giorno in cui, senza alcun preavviso e in una riunione come tante altre, Marco De Benedetti, gli comunicò che il suo incarico come direttore di Repubblica era finito, travolgendo le coordinate sulle quali la sua vita di giornalista si reggeva: la riunione del mattino, l'agenda piena e le notizie da rincorrere: "Per i primi dieci giorni prendevo analgesici come se fossi malato: non sapevo dove mettere tutta l'adrenalina che avevo dentro".

Da quel momento sette mesi di assoluto silenzio, poi l'annuncio del libro.
"Mi sono detto: Mario, stai attento. Senza lavoro, può essere un disastro. Ti alzerai e ti trascinerai a comprare i giornali. E poi a fare la spesa alle 11:00 del mattino insieme ai pensionati. Devi trovarti delle cose da fare, altrimenti finisci per naufragare". E' così che nel 'suo' giorno dopo, invece di andare al mercato, Mario prende un aereo e vola a Madrid per incontrare un amico, Roberto Toscano, uno dei protagonisti di La mattina dopo. Ci sono poi le storie di un postino, di un professore, di Daniela 'la garagista' e del lungo racconto della nonna di Mario. Il libro si conclude con 'una mattina dopo' lunga 47 anni. Calabresi parla dell'incontro a Parigi con l'uomo che ha organizzato l'assassinio di suo papà, il commissario Luigi Calabresi: "Mia madre mi ha chiesto che cosa mi aspettavo da quell'incontro, me lo ha domandato più volte. Poi mi ha detto di dirgli che lei ha perdonato e che vuole vivere in pace il tempo che le rimane. Naturalmente, ho riferito. Il Giorgio Pietrostefani che ho incontrato è un uomo molto malato, con un trapianto di fegato, spessissimo in ospedale per operazioni".


La mattina dopo è la ricerca di come si può, anzi si deve, affrontare quello strappo; riannodare i fili della realtà è possibile con la volontà e una grande forza d'animo. Può sembrare quasi ridicolo ma l'insegnamento new age di Marie Kondo è fondamentale per venirne fuori: mettere ordine fuori per fare ordine dentro. La riabilitazione passa dunque attraverso due fasi, la prima, quella dell'accettazione cioè riconoscere il dolore per scendere a patti con se stessi, la seconda è accorgersi che, nonostante tutto, ogni cosa che prima ti rendeva felice, ora, la puoi comunque ancora fare, devi solo cambiare il modo di vederla.
"Una cosa l'ho imparata da bambino, che se i rovesci si impara ad accettarli e si ha pazienza di alzare lo sguardo, allora diventano vere le parole di Leonard Cohen: 'In ogni cosa c'è una crepa, è da lì che passa la luce'. Che è un po' come uscire a riveder le stelle", conclude Mario Calabresi.
Una riflessione che è giusta conclusione per Portici di Carta 2019.


Enrico

Commenti