RECENSIONE | L'UOMO IN FUGA... scappa o muori

L'uomo in fuga (The Running Man) è un romanzo distopico di fantascienza scritto da Stephen King e pubblicato con lo pseudonimo Richard Bachman nel 1982.
In Italia viene pubblicato per la prima volta il 22 gennaio 1984 nella collana fantascientifica Urania della Mondadori, ma sono state numerose le successive ristampe.
E' strutturato in 101 capitoli intitolati come un conto alla rovescia, da "Meno 100..." a "... 000". Nell'introduzione, King dichiara di aver scritto il libro nell'arco di 72 ore mentre nel saggio On writing: Autobiografia di un mestiere, pubblicato anni dopo, afferma di averlo pensato e steso in una settimana. Tempi comunque molto brevi e veloci.
In un futuro quasi prossimo, o in un presente già attuale, il potere politico ed economico in un'ipotetica società comprende anche il dominio totale dei mezzi di comunicazione di massa, ne consegue un vero e proprio conflitto d’interessi che altro non è che lo scenario in cui è ambientato L’uomo in fuga.
Considerata l'epoca non sospetta in cui fu scritto, presenta un'ambientazione singolare e nello stesso tempo difforme dagli scenari classici delle più conosciute opere kinghiane. In questo romanzo l'autore immagina che le autorità utilizzino il mezzo principe, la televisione, come persuasore occulto, propugnando agli spettatori l'equivalente moderno del "panem et circenses" dei tiranni romani. Così, a fianco della martellante pubblicità che invita all'acquisto e al consumismo sfrenato, sono propinati spettacoli via via sempre più crudi e sanguinari ma che, essendo l'equivalente moderno dei cristiani sbranati vivi dai leoni nel Colosseo, stimolano e appagano esclusivamente gli istinti più bassi e triviali della massa monopolizzandone l'attenzione e la simpatia.

Siamo nell'America del XXI secolo, precisamente nell'anno 2025 e la società vive divisa fra povertà estrema ed immensa ricchezza, analfabetismo ed un inquinamento atmosferico ormai irreparabile, causa di malattie croniche. Le menti dei cittadini sono dominate dalla tri-vu (la televisione tridimensionale) che ogni famiglia è obbligata a tenere in casa e che per quasi tutte e 24 le ore del giorno trasmette giochi e show atti a generare sentimenti di odio e ilarità. Il protagonista del romanzo, Ben Richards, 28 anni, vive con la moglie ventiseienne Sheila e la piccola figlia Cathy in un sobborgo difficile e violento della città di Harding, chiamato Co-Op City. Dopo aver svolto innumerevoli lavori, versa in una condizione di disperata disoccupazione ma un giorno stanco della situazione decide di recarsi al Games Building, la sede principale dei giochi e degli show trasmessi e di candidarsi come potenziale concorrente per uno di loro. Viene selezionato per partecipare a 'Uomo in fuga', il più sadico e seguito gioco della Rete, dove il protagonista, braccato da uno squadrone di mercenari chiamati Cacciatori e da qualsiasi persona lo riconosca, guadagna 100 nuovi dollari americani per ogni ora in cui riesce a rimane in vita, 500 per ogni pubblico ufficiale ucciso e, se alla fine dei 30 giorni previsti è ancora vivo, la cifra inarrivabile di 1 miliardo di dollari.

In questo romanzo il potere politico diventa assoluto, elabora la cronaca a proprio uso e consumo, deteriora l’umanità, la libertà di scelta e di conoscenza, la consapevolezza dei cittadini facendo loro il lavaggio del cervello e li trasforma in buoni e obbedienti consumatori di beni e servizi.
Quella descritta da Stephen King non è altro che la società a suo tempo profetizzata da George Orwell nel suo 1984, un reality del suicidio, un grande fratello nascosto ad ogni angolo buio della città.
Ben Richards però ha conservato ancora una parvenza di dignità e di capacità di giudizio ma i casi sventurati della vita, una figlia gravemente ammalata, la disperazione della disoccupazione, una moglie costretta a prostituirsi per garantire la sussistenza della famiglia, lo spingono a partecipare al più cruento dei giochi del network dominante, ed anche quello più ricco in montepremi. Braccato non solo dai cacciatori di taglie professionisti al soldo del potere costituito ma da tutti gli abitanti del pianeta in possesso di un apparecchio televisivo, Ben deve riuscire a non farsi trovare per un periodo sufficientemente lungo e in cui tutti i mezzi sono leciti ma lo sono soltanto ed esclusivamente per i cacciatori, perché, con stupefacente ed agghiacciante abilità, i media manipolano fatti e notizie trasformando il protagonista nel classico mostro in prima pagina e un'efferata caccia all'innocente in una santa opera di giustizia collettiva.
Ben scoprirà le magagne del potere e finirà per trasformarsi da preda in cacciatore. Il finale non ha una conclusione felice ma è nello stile del primo King, quello di Cujo e Carrie, un epilogo tragico e catartico.
E' scritto sulla falsariga di un altro romanzo bachmiano: La lunga marcia. E' simile per il genere, la fantasy fiction e per le caratteristiche comuni dei protagonisti.
Il Garraty di La lunga marcia è come il Richards di L'uomo in fuga, un banale protagonista del quotidiano che prova a riscattare la propria umanità brutalizzata e standardizzata da una tecnologia crudele e assurda che non è al servizio dell’umanità ma è sfruttamento dell'uomo.

Del RE si ritrovano le atmosfere, la maniacale descrizione dei personaggi e degli intrecci ma non ancora pienamente espressi, come da lì a poco farà con le opere della raggiunta maturità.
L'uomo in fuga è un banco di prova, un esercizio di scrittura, in cui si possono riconoscere temi cari al King uomo e scrittore. Lo Stephen King cresciuto ed allevato dalla sola madre e che compensa la privazione creandosi una propria famiglia con la moglie Tabitha ed i tre figli, si ritrova nell'amore che il suo protagonista porta ai propri cari. C'è l'animo democratico di King che si sdegna per la manipolazione della verità e che emerge nella sottile denuncia allo stile di vita americano, troppo legato ed influenzato dal potere dei media.
Sopra ogni cosa emerge poi la gran voglia di scrivere, il desiderio fortissimo di mettere in ogni caso nero su bianco, di sfornare storie per il piacere prima di tutto suo e poi del suo pubblico come un uomo in fuga verso il meritato successo. Quel successo di cui gode presso generazioni di lettori in tutto il mondo che la sera, dopo gli impegni quotidiani, preferiscono la compagnia di un suo libro piuttosto che certe trasmissioni dagli onnipresenti mass-media.



Il mio voto: 6



Enrico

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