giovedì 5 dicembre 2019

RECENSIONE | IL CAINITA di Luca Occhi


TITOLO: Il cainita

AUTORE: Luca Occhi

EDITORE: Damster Edizioni



SINOSSI: chi sceglie le proprie vittime solo fra persone perbene? Perché qualcuno dovrebbe voler uccidere la ragazzina più buona d'Italia? È solo l'opera di un sanguinario assassino seriale o dietro c'è qualcosa di più? A rispondere sarà il commissario Rinaldi che, messe da parte le aspirazioni a una carriera tranquilla, dovrà affrontare qualcosa che viene dal passato, un'intricata indagine che si trasformerà in una questione personale giocata sul filo della follia.


RECENSIONE


Ho conosciuto Luca Occhi alla presentazione del suo secondo romanzo in un locale di Torino, poche settimane fa, e da allora li ho letti entrambi in un lampo.
Oggi vi parlo di Il cainita, un libro dalla copertina accattivante e rosso fuoco, con un titolo che mi ha spiazzato. Ho subito aperto l'internet per capire a cosa si riferisse e le ricerche mi hanno portato a scoprire un mondo oscuro, quello dei cainiti: setta gnostica del II secolo che credeva che il Dio del Vecchio Testamento fosse inferiore al Dio Supremo. Credevano che la salvezza passasse anche per il loro antinomismo, il rifiuto del Decalogo di Mosè, pertanto praticavano tutti quegli atti che potessero contravvenire alla Legge.
Dimenticate però questa lezioncina, il libro non è un saggio storico e nemmeno religioso ma un thriller dalle tinte forti. E' proprio questo senso di 'confusione' che mi ha convinto ad iniziare la lettura.
Siamo in Italia, tra l'Emilia e la Romagna, il commissario Marco Rinaldi vuole seguire solo casi semplici, troppo impegnato a fare i conti con se stesso e la sua ex moglie costruendosi una corazza di indifferenza. E' ormai nel pieno del suo delirio quando comincia a seguire il caso del cainita: un assassino seriale che sembra avere una missione per conto di un Dio tutto suo. E' freddo, è calcolatore e vuole a tutti i costi Rinaldi.

E' un thriller frammentato che può apparire confusionario ma solo all'inizio. A fare da contorno alla storia principale, infatti, si susseguono continui flashback che sembrano essere micro racconti 'criminali' figli di quello stesso ideale che anima l'assassino. L'intenzione di Luca Occhi è quello di creare dei precedenti che fungono da retroscena descrittivi della nascita dei cainiti. Un racconto cronologico 'al contrario', dall'epoca moderna con l'attentato di Sarajevo all'epoca in cui tutto sarebbe stato originato. Un orrore che corre sul filo di diversi secoli, scanditi da una litania continua e tramandata: "Signore misericordioso, ti prego, spalanca loro gli occhi e se proprio non puoi chiudiglieli". Un passato antico e un presente distorto. Una lucida follia che dilaga, per esplodere nel peggiore dei modi, per liberarsi dai sensi di colpa.
La stragrande maggioranza delle storie che leggiamo ha sempre una stessa morale: la lotta fra bene e male. Luca Occhi ne Il cainita li pone di fronte ad uno specchio come a dire che spesso ciò che è bene è anche male; il riflesso buio che solo noi conosciamo quando ci guardiamo su quel pezzo di vetro, ogni mattina. Siamo davvero la persona che vogliamo dimostrare agli altri?
Ci impone una ricerca, quella del nostro io perduto e rassegnato alla sconfitta in una continua lotta con la nostra coscienza. Tu lettore come il commissario Rinaldi.
Unico difetto? Per me, la caratterizzazione dei (?) personaggi è croce e delizia di questo libro. E' tutta concentrata sul commissario, lasciando poco spazio a chi gli sta intorno: colleghi, amici, familiari e antagonista. E ti viene spontanea la domanda "Esiste un vero antagonista ne Il cainita?".

Luca Occhi è al suo esordio romanzesco dopo una carriera fatta di racconti scritti per diverse antologie e progetti. Sa approcciarsi al thriller con una scrittura schietta, senza inutili orpeggi e aggiunte atte solo ad 'allungare la minestra'. Narrazione e stile che ho molto apprezzato, soprattutto nel suo secondo romanzo di cui vi parlerò nella prossima recensione.


VOTO: 3/5



Enrico

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